UN MIO RICORDO DI CARLO GINZBURG

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Era arrivato con un mazzo di rose. Un pensiero galante che difficilmente sarebbe venuto in mente a uno della mia generazione.
Era venuto a vedere l’alloggio in cui era vissuto quand’era bambino, dopo il confino di suo padre Leone, dopo che sua madre Natalia era rimasta vedova, dopo che l’appartamento era stato restituito al Professor Levi, annullando il decreto di sequestro dei beni di proprietà degli ebrei.
L’avevo contattato alla email dell’Università in America, mi aveva risposto dall’India. Era felice di rivedere la casa che aveva lasciato da piccolo, piena di storia e di memoria dei personaggi famosi che Natalia Ginzburg aveva immortalato in “Lessico Famigliare”.
Ora in quell’appartamento ci vivevo io ed era stato naturale per me farglielo sapere.
Dopo di lui erano venuti a visitare la casa il fratello Andrea e la nipote Caterina con le bambine.
La mia amica Rosalba Durante era riuscita a mobilitare mare e monti per far mettere una targa commemorativa sulla facciata, a far intitolare a Natalia Levi Ginzburg la piazzetta davanti a casa. Io le avevo dato una mano per quello che potevo ed era stata una bella cerimonia quella che ne era seguita, presenti tutti e tre i fratelli Ginzburg: Carlo, Andrea e Paola.
Sono passati più di 10 anni. Andrea e ora Carlo non ci sono più. Nel frattempo,  dopo trent’anni passati in quell’appartamento, me sono andata a vivere da un’altra parte per non vedere più quel via vai di spacciatori, tossici e barboni che hanno invaso il quartiere.
Oggi che la foto del Professor Carlo Ginzburg è su tutti i giornali, per il tributo alla sua attività di storico, la sua imponente figura un po’ imbarazzata nel corridoio di casa mia mi torna alla mente, così come  la frase:
«Posso fermarmi qui un attimo?».
E io l’avevo lasciato da solo, alla sua commozione, ai suoi ricordi, allontanandomi in silenzio con una scusa, per poi tornare dopo alcuni minuti e ascoltare i suoi racconti di via Pallamaglio, i giochi a palla con il  fratello in corridoio, le assi alle finestre senza vetri dopo i bombardamenti, la stufa di ghisa. 
R.I.P Professore ❤️

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