LETTI O RILETTI PER VOI. “IL RACCONTO DELL’ANCELLA”, di Margaret Atwood

Visite: 15
0 0
Condividi con
Tempo di lettura:1 Minuti, 58 Secondi

di Maria Antonella Pratali

Pubblicato nel 1985 con il titolo originale “The Handmaid’s Tale”, a cui si ispira la serie omonima disponibile sulla piattaforma PrimeVideo (che poco ha a che fare con il libro), “Il racconto dell’Ancella” immagina una società futura, la Repubblica di Gilead, nata dalle ceneri degli Stati Uniti dopo una crisi nucleare, ambientale e demografica.

In questo regime spaventoso e opprimente le donne giovani e fertili vengono ridotte al ruolo di “ancelle”, costrette a procreare per le élite del potere. La storia è narrata in prima persona da una di loro, Offred, e si sviluppa come un angosciante resoconto della vita quotidiana in un sistema che ha cancellato memoria, identità e diritti umani.

La forza della distopia creata dalla canadese Margaret Atwood risiede in una inquietante plausibilità.

Gilead non nasce con un colpo di stato, ma da una serie di piccoli passi che, se presi singolarmente, apparentemente non rappresentano un pericolo per la democrazia: decreti, emergenze strumentalizzate, restrizioni, soprusi e omicidi giustificati in nome della sicurezza.

Il romanzo assume così un peso socio-politico notevole, perché mostra come la perdita di libertà non avvenga mai tutta in una volta, ma per gradi, spesso con il consenso o la rassegnazione dei cittadini.

Il controllo del corpo femminile da parte del potere maschile, supportato da diligenti e sanguinarie esecutrici, privilegiate rispetto alle altre donne, la commistione tra politica e religione, la delegittimazione dei mezzi di informazione e del dissenso, la menzogna sbandierata come verità sono dinamiche centrali di Gilead.

Atwood non descrive un male astratto, ma un sistema coerente, dove spesso ritroviamo echi del nostro mondo contemporaneo, in cui vengono messe in discussione conquiste che parevano irreversibili. Gilead esiste perché qualcuno ha deciso, altri hanno eseguito e troppi hanno preferito adeguarsi o non sapere. 

La voce della protagonista ci ricorda quanto sia facile adattarsi all’ingiustizia, arrivare a temere la libertà, accomodarsi nella propria nicchia e demandare ad altri la responsabilità della propria vita. 

L’oppressione ha bisogno di obbedienza e rinuncia al pensiero critico. Le regole non devono essere discusse, ma interiorizzate. “Il racconto dell’ancella” è un romanzo necessario, al pari di “1984” di George Orwell, pubblicato nel 1949: non profezie, ma avvertimenti. E la loro attualità dimostra che il confine tra distopia e realtà è molto più sottile di quanto siamo disposti ad ammettere. 

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %
Condividi con

Ti potrebbero interessare

Articolo dello stesso autore

+ There are no comments

Add yours