9 Piemont, la lingua come mezzo di promozione del territorio

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La condizione del piemontese è drammatica. Ogni anno il numero dei parlanti diminuisce, e tra le cause c’è anche il modo in cui questa lingua viene rappresentata: troppo spesso relegata a fenomeno da baraccone, lingua da ubriachi o da “trogloditi”. Basta guardare ai contenuti online: a parte lodevoli eccezioni, nella stragrande maggioranza dei casi il piemontese viene usato per far ridere, quando non per sbeffeggiare. Sono questi i contenuti che raccolgono visualizzazioni, mentre il resto rimane ai margini.

Eppure, la storia racconta ben altro.

Una lingua di scrittori, drammaturghi, ingegneri e aviatori

In piemontese si è fatto giornalismo fino a gran parte del Novecento: cronaca politica, critica musicale, letteraria, artistica. Nella seconda metà dell’Ottocento Garelli e Toselli hanno fatto teatro sociale quando in lingua italiana manco ce n’era l’ombra. Il piemontese è stato la lingua degli operai del più importante polo industriale d’Italia fino all’inizio degli anni Sessanta. Ed è stato anche la lingua in cui, negli stabilimenti dell’anteguerra, venivano concepiti e costruiti i più veloci aerei del mondo – come i Savoia Marchetti da record di Italo Balbo –, le più performanti macchine sportive, quelle pilotate da Gianni Lancia. In piemontese furono pensate le innovative macchine da scrivere e i primi calcolatori elettronici di Adriano Olivetti, che da Ivrea portarono nel mondo un’idea di industria fondata sulla cultura e sul territorio.

La nostra lingua può dunque far ben altro che ridere.

Nasce 9 Piemont

Con questo spirito due anni fa abbiamo creato 9 Piemont, un videoblog che prova a invertire la rotta. Dopo esperienze nell’editoria e con un background accademico e giornalistico, abbiamo voluto creare uno spazio dove la lingua piemontese torni a essere usata nei registri che ha attraversato nella sua storia, seri, profondi, senza caricature, così da raccontare il mondo in un modo unico e proprio di chi vive sulle Alpi occidentali.

9 Piemont dà voce a persone che esprimono in piemontese competenze e storie di vita uniche, poiché pensate e agite in quella lingua. Perché chi parla in piemontese non racconta solo qualcosa: racconta nel modo migliore una delle terre più affascinanti d’Europa.

Un valore aggiunto per il turismo

C’è un altro aspetto, spesso sottovalutato. Per chi si occupa di turismo culturale, il piemontese rappresenta un valore aggiunto di grande autenticità. Non è solo una curiosità folkloristica: è la lingua che ha plasmato il carattere di un territorio crocevia d’Europa, capace di fondere culture diverse in un’identità precisa e riconoscibile.

Offrire ai visitatori l’esperienza di una lingua viva – ascoltata, compresa, persino “assaggiata” – significa restituire profondità al viaggio. Significa far capire che il Piemonte non è solo paesaggi e gastronomia, ma anche una cultura immateriale ricchissima, di cui la lingua è l’architrave.

Una chiamata alle armi

9 Piemont è anche una chiamata alle armi. Rivolta a tutte quelle persone di buona volontà che hanno a cuore la sopravvivenza di una lingua unica e bellissima. Perché parlare, ascoltare, condividere contenuti in piemontese non è un gesto nostalgico: è un atto di resistenza culturale, è lottare contro la degradazione della bellezza e della ricchezza immateriale dell’umanità.

www.youtube.com/@9PIEMONT

Mauro Tosco professor dell’Università di Torino, Fabrizio Vielmini, tour leader, giornalista, esperto di mondo russo.

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Il piemontese merita più di una barzelletta.

📖 È stato lingua di giornalisti, operai, ingegneri e aviatori.

✈️ In piemontese sono state progettate eccellenze mondiali.

🎭 Si è fatto teatro sociale quando in italiano non esisteva.

Oggi c’è 9 Piemont: un videoblog per ridargli voce, serietà, profondità. Per raccontare il mondo con le parole di chi vive sulle Alpi occidentali.

Parlare piemontese non è nostalgia. È resistenza culturale.

Non permetteremo che diventi solo un ricordo.

www.youtube.com/@9PIEMONT

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