di Salah Eddine Moujjane
Nel cuore delle foreste pluviali del Borneo, Bruno Manser è emerso come un simbolo di resistenza contro la devastazione ambientale, dedicando la sua vita alla protezione delle comunità indigene e della biodiversità. La sua storia inizia negli anni ’80, quando Manser, un giovane svizzero, si unì alla popolazione Penan nella loro lotta per preservare le foreste ancestrali da un attacco incessante da parte delle compagnie del legname.
Attraverso azioni coraggiose, come i blocchi stradali contro le ruspe, Manser attirò l’attenzione internazionale su una crisi che altrimenti sarebbe rimasta nell’ombra. La sua determinazione, però, non rimase senza conseguenze: nel 1986, dopo aver sfidato il governo malese e denunciato pubblicamente la distruzione dell’habitat, si trovò costretto a divenire un fuggitivo. Dichiarato persona non grata, con una taglia sulla testa, le sue azioni furono un chiaro segnale di avvertimento per chiunque osasse opporsi ai potenti interessi economici.
Fuggito in Svizzera, Manser non abbandonò la causa e nel 1991 fondò il Bruno Manser Fonds, un’organizzazione dedicata alla protezione delle foreste tropicali e dei diritti dei popoli indigeni. Attraverso la pubblicazione di Stimmen aus dem Regenwald, un libro che racconta le esperienze e le storie delle comunità forestali, portò l’attenzione del mondo sulla bellezza e sulla fragilità di una cultura che si intreccia con la natura. Le esperienze delle popolazioni indigene, come i Penan, offrono una testimonianza vivente della diversità culturale e della saggezza collettiva, essenziali per mantenere l’equilibrio del nostro pianeta.
La lotta di Manser ci insegna che la difesa dell’ambiente e delle identità culturali va di pari passo. Le comunità indigene custodiscono non solo tradizioni uniche, ma anche un’immensa conoscenza ecologica, tramandata di generazione in generazione. La loro sovranità sull’uso delle terre è cruciale per la preservazione della biodiversità globale.

In Piemonte, un territorio ricco di biodiversità e tradizioni, possiamo trovare paralleli nella storia di Manser. Qui, i progetti di sviluppo che minacciano il nostro ambiente naturale devono essere confrontati con il desiderio di preservare la nostra cultura. Dalla salvaguardia delle pratiche agricole tradizionali alle iniziative per promuovere l’ecoturismo sostenibile, possiamo imparare a valorizzare le diversità culturali e ambientali del nostro territorio.
In un’epoca in cui le sfide ambientali e climatiche sono sempre più pressanti, la storia di Bruno Manser rimane un faro di speranza e un richiamo all’azione. Abbracciare e celebrare la diversità dei nostri patrimoni culturali può non solo arricchire la nostra esperienza collettiva, ma anche rendere più forte la nostra resilienza di fronte ai cambiamenti.

Oggi, più che mai, è fondamentale unirci in questa lotta per la difesa del nostro ambiente e delle sue culture. Solo attraverso la collaborazione tra le diverse comunità, si può costruire un futuro sostenibile, rispettando e proteggendo la bellezza della vita in tutte le sue forme. La sfida è grande, ma con il coraggio e la determinazione di figure come Bruno Manser, possiamo ispirarci a diventare custodi attivi della nostra terra e della nostra cultura






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