di Alice Ravinale **
Il caso del Canale Gazzelli è un piccolo ma perfetto esempio di ciò che non si sta facendo contro la crisi climatica.
Un’opera fondamentale per l’irrigazione agricola gravemente danneggiata dall’alluvione che colpì il Piemonte nell’aprile 2025 e che rimane tuttora inservibile per l’irrigazione in una drammatica fase di siccità.
La Regione Piemonte annuncia tavoli tecnici, monitoraggi quotidiani e valuta la richiesta dello stato di emergenza per la siccità perché, ormai è chiaro, è l’unica cosa che sa fare. Ma mentre si parla di crisi climatica, si chiedono sforzi di risparmio dell’acqua alla cittadinaza e il mondo agricolo chiede insistentemente deroghe ai limiti di prelievo della poca acqua rimasta in fiumi e torrenti, sul territorio continuano a mancare gli interventi più urgenti e indispensabili e il caso del Canale Gazzelli ne è la dimostrazione più evidente.
Quest’opera irrigua storica, realizzata nel 1750 e fondamentale per circa un centinaio di aziende agricole distribuite tra Chivasso, Castagneto Po, San Sebastiano da Po, Lauriano, Monteu da Po, Cavagnolo e Brusasco, è inutilizzabile dall’alluvione dell’aprile 2025. Quattordici grandi frane, decine di smottamenti e il riempimento del canale con fango, detriti e alberi ne hanno compromesso completamente il funzionamento. Da oltre un anno il consorzio irriguo, insieme ai sindaci dei sette Comuni interessati, chiede alla Regione Piemonte di finanziare il ripristino di un’infrastruttura che appartiene al demanio regionale. I danni sono stati stimati in oltre 4,5 milioni di euro, una cifra impossibile da sostenere per il solo Consorzio e che la Regione ha chiesto a Roma in quei 86.445.991 milioni di euro di danni causati all’agricoltura dall’alluvione dello scorso aprile 2025. Ma è qui che casca l’asino: rispondendo alla nostra interrogazione di ieri, sollecitata in particolare dai consiglieri comunali di Lauriano, l’assessore Bongioanni ha ammesso che di quei 86 milioni alla Regione sono stati liquidati dal Ministero dell’Agricoltura solo 1.621.419 milioni di euro: l’1,8%. Di risorse regionali nemmeno l’ombra.
E così, una delle infrastrutture più importanti per garantire l’irrigazione del territorio resta abbandonata e la macchina dei finanziamenti è clamorosamente ferma.
Se davvero siamo di fronte a un’emergenza idrica peggiore persino di quella del 2022, come riconosce la stessa Regione, non è sufficiente rincorrere l’emergenza con ordinanze, autobotti o richieste di deroghe. Come è possibile che oggi servano manutenzioni urgenti ed emergenziali? Mancano investimenti strutturali e un piano organizzato in grado di prevenire emergenze che, con i ghiacchiai che si ritirano e la portata del Po ridotta di oltre il 70%, saranno sempre più ordinarie, oltre che una programmazione capace di rendere il sistema irriguo più resiliente agli effetti della crisi climatica.
Lasciare inattivo il Canale Gazzelli significa privare decine di aziende agricole di uno strumento essenziale proprio nel momento in cui l’acqua rappresenta la risorsa più preziosa. Significa anche mettere a rischio un’infrastruttura storica che svolge una funzione non solo irrigua, ma anche idrogeologica e ambientale. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione alla Giunta regionale per sapere se, nell’ambito della annunciata richiesta dello stato di emergenza per la siccità, intenda finanziare con urgenza il ripristino del Canale Gazzelli.
L’emergenza climatica non può essere affrontata soltanto con dichiarazioni o tavoli di confronto. La credibilità delle istituzioni si misura sulla capacità di intervenire concretamente, partendo proprio dalle opere strategiche già esistenti e oggi lasciate nell’abbandono.
** capogruppo AVS in Consiglio Regionale

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