di Silvio Bertana
Venerdì 26 giugno 2026 presso il centro d’incontro comunale Felice Donato di Chivasso via Paleologi 24, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, nell’ambito del Progetto SAI (Servizio Accoglienza Inclusione) promosso dall’Associazione Mary Poppins col patrocinio del Comune di Chivasso favorendo l’incontro tra le culture si è svolta una interessante serata con Sfilata di moda etnica e buffet multiculturale.
E’ stata molto arricchente, per i non addetti ai lavori, la conoscenza degli aspetti di vita di chi dovendo abbandonare il proprio Paese per ragioni politiche o economiche quali garantire a loro stessi e ai propri figli la sopravvivenza e la speranza per un futuro migliore, attraverso mille peripezie abbandona le proprie radici con la speranza di una vita migliore.
La serata è iniziata con l’illustrazione dei desideri espressi dai rifugiati per il 2026 in occasione della festa dello scorso Natale. Desideri espressi anche in una canzone composta insieme e quindi dalla sfilata dove le persone rifugiate esibivano, oltre agli splendidi costumi, un foglio con scritto il proprio desiderio.. Le parole CHIAVI, FAMIGLIA, AMORE, STABILITA’, NUOVA LINGUA, CONTRATTO VERO, RISPETTO, SOGNARE, la dicono tutta sul popolo italiano, sulla sua insensibilità e sulla propria mancanza di memoria. Tanto è il lavoro da fare per una crescita culturale che recuperando il nostro passato (siamo un popolo di migranti, dalla migrazione interna a quella verso atri Paesi) ci renda cittadini migliori, solidali con i nostri simili.
Alla sfilata, la cui artefice è una signora rifugiata che ha confezionato gli abiti, è seguito un ottimo buffet etnico offerto dall’associazione Libero senegalese, con variante per chi ha problemi di celiachia. E’ stato bello confrontarsi con sapori insoliti per la cucina italiana, il cibo è cultura e noi italiani siamo stati esportatori di cultura attraverso il cibo. La cucina italiana, ricordiamo, è frutto delle diverse contaminazioni ed arricchimenti che le ondate migratorie nei vari secoli hanno apportato.
Dopo il buffet sono state edificanti le testimonianze dei rifugiati e quella dell’esperienza di Cristina Varetto assessore al comune di Chivasso con delega a politiche per la casa, politiche per l’integrazione, politiche per l’accoglienza, pari opportunità, politiche sociali, politiche del lavoro e dell’occupazione. Cristina Varetto ha raccontato l’esperienza di accoglienza della propria famiglia nei confronti di rifugiati. Al tutto sono seguire le domande del pubblico sul progetto SAI nel tentativo di decostruire le narrazioni sull’immigrazione che vengono comunemente fatte, soprattutto dalla politica che attualmente governa il nostro Paese riportando ad una conoscenza più realistica.
L’importanza dell’accoglienza , dell’inclusione e della rete di supporto all’inserimento lavorativo è uno dei pilastri per evitare che il migrante sia preda della criminalità organizzata , tenendo conto che la persona fragile è quella più a rischio. Tra le domande del pubblico emerge quella che chiede cosa può fare concretamente il cittadino per favorire l’inclusione e l’integrazione, alla quale viene risposto che il lavoro degli operatori delle cooperative per l’inclusione non è sufficiente perché per l’inclusione e per l’integrazione occorre che la rete attorno sia disponibile ad accettare i migranti al proprio interno, quindi è molto importante che nascano relazioni quotidiane, partemdo dalla considerazione sociale ed umana dei migranti come persone, per arrivare dove possibile all’accettare di dare lavoro o affittare case. Si va quindi dalla semplice interazione quotidiana al dare la possibilità di avere una buona qualità di vita tenendo conto che i migranti non vedono l’ora di integrarsi. Di questo in genere si hanno degli ottimi riscontri. Il lavoro, la casa sono spesso gli aspetti dolenti che si incontrano sulla via per l’integrazione in quanto, ad esempio, senza un reale monitoraggio dello strumento del tirocinio, si permette di usarlo, anziché come strumento di formazione, come occasione per avere manodopera a costo pressoché zero. Inoltre dopo il tirocinio spesso non c’è possibilità di reale lavoro. Questo va a collegarsi all’opportunità della casa perché senza lavoro regolare mancano i presupposti per garantire al proprietario di casa il pagamento di una locazione. Il classico cane che si morde la coda che crea disagio sia al migrante che alla società stessa.. Occorre cambiare la narrazione, smettendo di ragionare in termini di noi e loro

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