Un antico rito che riporta alla memoria cerimonie propiziatorie per la fertilità della terra e la protezione da carestie ed epidemie: questo in sostanza il significato della Danza degli Spadonari, che si tiene in occasione della festa patronale di San Vincenzo, protettore dei vignaioli, che si celebra il 22 gennaio e nella domenica successiva a Giaglione. All’evento quest’anno ha voluto assistere in veste ufficiale il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, al fianco del Sindaco di Giaglione, Enzo Campo Bagatin.
“La Città metropolitana di Torino ha da sempre una grande attenzione alle tradizioni e all’identità culturale e linguistica delle vallate alpine – sottolinea il Vicesindaco Suppo –. Essere presenti a Giaglione significa esprimere il riconoscimento e l’apprezzamento per una comunità locale e per i suoi amministratori, da sempre impegnati nel tramandare la lingua e le tradizioni francoprovenzali”.
La danza delle spade è collegata alla presenza del Bran, un tronco di cono in legno, ornato con nastri, fiocchi, fiori e frutti, dentro al quale viene posto il pane benedetto. Movimenti e figure sono riconducibili agli antichi cerimoniali celtici per invocare la fertilità dei campi, così come i costumi e i copricapi adorni di nastri e fiori colorati. Per tradizione, durante la Messa del giorno di San Vincenzo si tiene una processione intorno alla chiesa e gli Spadonari scortano il reliquiario e la statua del Santo patrono, accompagnati dai rappresentanti delle associazioni locali, dalle autorità civili e dai membri della confraternita maschile. Al termine della Messa, sul sagrato della chiesa, gli Spadonari eseguono alcune danze.
Tutti gli attori della Festa di San Vincenzo, ovvero le Priore, la Portatrice del Bran, gli Spadonari, la Confraternita, la banda musicale e il Consiglio comunale, hanno un ruolo e una posizione ben definiti nel rito, a partire dalla disposizione nei banchi della chiesa parrocchiale, parati a festa per l’occasione. Le Priore (perché già anticamente a Giaglione vigeva un salutare matriarcato e la festa era ed è organizzata dalle donne) siedono nei primi due, dinnanzi all’altare, della navata destra: nel giorno di San Vincenzo la Priora omonima, la festeggiata, con la sua compagna, si sistema dinnanzi a tutte. Nel giorno dell’Ottava di San Vincenzo è invece la coppia delle giovani a occupare il posto d’onore: alla più giovane delle due spetta solennizzare la giornata. Le Priore rappresentano la comunità locale e si dedicano alle persone più bisognose di essere aiutate. Svolgono anche qualche lavoro per mettere in ordine e abbellire la chiesa parrocchiale e organizzano i festeggiamenti. Gli scialli indossati dalle Priore sono ereditati in famiglia dalle nonne e bisnonne e sono motivo di orgoglio, perché simboleggiano un compito assolto con il cuore e desiderato sin da bambine. Ovviamente anche per gli uomini essere protagonisti della festa è un grande onore. Per tradizione, quello degli Spadonari e quello della banda musicale sono servizi prestati alle Priore, che sono le vere organizzatrici della festa e se ne accollano le spese. Il 22 gennaio la processione, che è incentrata sulla statua del Santo con le reliquie, si svolge durante la Messa; nel giorno dell’Ottava (che quest’anno cade domenica 25 gennaio) invece la segue, snodandosi in ambedue le occasioni intorno alla chiesa. Al termine di ogni funzione religiosa, gli Spadonari eseguono sul sagrato della chiesa la danza delle spade, al cospetto delle Priore, delle autorità religiose presenti e del Sindaco, schierato accanto al gonfalone comunale.
La tradizione giaglionese ha radici nell’antica civiltà pre-romana dei Celti, che arrivarono in Valle di Susa provenendo dal centro-Europa. Aggiornata nei secoli e resa compatibile con la civiltà e la cultura cristiana, la festa è ancora sentita dalla popolazione, soprattutto dai giovani, interessati a conservare l’identità culturale e linguistica francoprovenzale della comunità, assumendosi anche le spese per realizzare, acquistare e tenere in ordine le tenute degli Spadonari e le spade.
LE CELEBRAZIONI PROSEGUONO NEL FINE SETTIMANA
Il calendario delle celebrazioni di quest’anno è iniziato sabato 17 gennaio con la Messa in borgata Sant’Antonio, seguita dalla tradizionale benedizione di trattori e animali e dal pranzo sociale dell’Associazione Agricola. Domenica 18 i volontari locali hanno garantito l’apertura al pubblico del Museo di Arte Sacra e della chiesa parrocchiale ed è stato presentato il libro “L’eco della caduta di Costantinopoli nell’Adorazione dei Magi di San Vincenzo Martire di Giaglione”. Alle celebrazioni del 22 gennaio fa seguito la Messa in onore di San Francesco di Sales, sabato 24 alle 11 nella cappella di San Lorenzo. Sempre sabato 24, alle 17 nella sala comunale in frazione San Giuseppe 1, si presenta il libro ‘Tsant’an tsamin-Canta in cammino”, con Flavio Giacchero e Marco Rey. Alle 21 nel salone polivalente è in programma una serata con danze e musiche occitane, piemontesi e francesi con il Trio Chat-Berton e con Dino Tron.
Come detto, domenica 25 sarà il tempo dell’Ottava della festa, che replica il cerimoniale di giovedì 22, delle Priore e degli Spadonari, arricchito dal concerto pomeridiano (alle 16,30) della banda musicale “Séin Viseun” insieme alla Società Filarmonica Chiusina e alla Corale Le Tre Valli.

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