Il Partito Liberaldemocratico promuove un incontro per il referendum sulla giustizia

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La serata di confronto fra le posizioni del “sì” e del “no” alla riforma della giustizia,
organizzata il 2 febbraio nelle sale dell’Hotel Diplomatic di Torino dal Partito
Liberaldemocratico di Torino e dal comitato “Giustizia sì”, si è conclusa con un notevole
successo. Oltre 120 persone hanno partecipato, intervenendo con domande e
riflessioni. I relatori invitati, Gian Marco Brenelli, Marco Taradash, Gabriella Vogliotti,
Massimo Cavino, Cesare Parodi e Serena Quattroccolo hanno dibattuto sul tema
“referendum”, ciascuno presentando la propria posizione, in un clima di pacata
discussione fra persone competenti.
«Non avrei mai immaginato di dover introdurre una serata di confronto come questa
proprio dopo gli scontri violenti dello scorso 31 gennaio», ha dichiarato nel suo
intervento il segretario provinciale Francesco Aglieri Rinella, «La nostra Torino, che è una
città di crescita, una città del fare, sembra diventata la città dello scontro. Ma noi non
vogliamo rassegnarci e portiamo avanti un progetto politico che celebra la libertà. La
libertà di espressione, di uscire di casa, di viere la città, fare impresa e creare occasioni
di progresso economico e culturale per tutti. La parola “liberale” ha in sé lo spirito della
condivisione e della convivenza civile. Anche quando si parla di referendum per la


giustizia, vengono in mente i continui conflitti tra magistratura e politica che hanno diviso
il paese per trent’anni. Per noi, i poteri dello Stato dovrebbero coesistere ognuno nel
proprio perimetro stabilito dalla costituzione. Lo scopo di questa serata, allora, non è
stabilire se ci sia un torto o una ragione. È invece stabilire il principio della democrazia,
della convivenza, della libertà, e cioè il confronto basato sulla conoscenza. Noi vogliamo
capire le ragioni per cui andiamo al voto, non vogliamo scontrarci, ma confrontarci».
L’avvocato Gabriella Vogliotti, della Direzione Nazionale del PLD, ha ricordato le buone
ragioni del “sì”. «Io voterò convintamente sì. La modifica dell’articolo 104 della
Costituzione non prevede alcun assoggettamento o indebolimento della magistratura.
La creazione di due organi di autogoverno diversi per giudici e pubblici ministeri, insieme
all’introduzione del sorteggio per la scelta dei magistrati che ne faranno parte eliminerà
il problema delle correnti. La creazione di una corte disciplinare separata, infine, sarà
un’ulteriore fonte di garanzia».

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