Salassa, quella lapide che fa discutere

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di Roberto Gremmo

Nel tranquillo borgo canavesano di Salassa fa discutere la lapide collocata fuori dal
vecchio municipio e dedicata “alle donne coraggiose partigiane della resistenza” che
nella fattispecie sarebbero due del paese, entrambi morte nei momenti terribili
dell’ultimo conflitto.
Accanto a quello di Jolanda Vieta, morta giovanissima, compare anche quello di
Giovanna Salato deceduta cinquantenne a Salassa il 2 agosto 1944 che, secondo la
lapide, sarebbe stata “combattente garibaldina, nome di battaglia “Alice” caduta in
combattimento”.
Le perplessità riguardano proprio lei e ci si interroga.
Lo stesso nominativo della lapide compare anche nell’”Albo dei Caduti e Dispersi
della Repubblica Sociale Italiana” facilmente consultabile su Internet dove “Salato
Giovanna in Gabaria” è citata fra i fascisti civili uccisi dai nemici del Duce proprio il 7
agosto 1944, assieme al geometra Giacomo Salato, nato a Rivarolo l’8 giugno 1892.
Per ora, ci limitiamo a segnalare l’evidente illogicità della doppia e contrastante
inclusione, ribadendo la necessità di studiare meglio la nostra storia recente.
Perché o ha torto chi la celebra fra i partigiani o chi la considera una loro vittima.
Vogliamo saperlo.

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