Venerdì 30 gennaio si è tenuta presso la Sala Polivalente di Verrua Savoia un’iniziativa di informazione sulla questione curda e di presentazione del libro “Ezidi. Storia e cultura di un popolo in lotta contro il suo genocidio”, scritto da Carla Gagliardini e edito da Red Star Press.
la serata era organizzata dalla Biblioteca Verrua Savoia con la sezione Anpi Crescentino, Fontanetto Po, Lamporo, Amici di Verrua Savoia e Legambiente il Girasole Gruppo Verrua Savoia.
A introdurre l’evento è stato Silvio Bertana che ha messo in evidenza come il tema curdo sia di grande attualità, considerando il conflitto che dal 6 gennaio è in corso tra il Nuovo esercito siriano e le Sdf (Forze democratiche siriane) in Rojava, ossia in quella parte della regione del Kurdistan che si trova nella Siria nord-orientale.
Antonio Olivieri, presidente dell’Associazione Verso il Kurdistan odv, ha ripercorso la storia del popolo curdo dagli accordi Sykes-Picot fino ai giorni nostri, evidenziando le tante speranze tradite dei curdi che reclamavano uno stato nazionale, prima promesso e poi negato dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, Regno Unito e Francia in testa.
Olivieri ha spiegato come il popolo curdo sia sempre stato perseguitato nei quattro stati dove si trovano le regioni del Kurdistan, ossia Turchia, Siria, Iraq e Iran. Negli anni ottanta del secolo scorso in Turchia, dove vive la comunità curda più popolosa, è scoppiato il conflitto tra lo Stato e il Pkk, il partito fondato da Abdullah Öcalan, il leader curdo che si trova in prigione sull’isola turca di Imrali dal 1999. Verso la fine degli anni ‘90, Öcalan ha cambiato la sua prospettiva politica e ha indicato al suo popolo un altro percorso, ossia non più la costituzione di uno stato nazionale ma l’avvio di un’esperienza diversa che va sotto il nome di confederalismo democratico e che prevede il superamento dello stato-nazione attraverso la costruzione di comunità tra di loro confederate, sulla scia dell’idea delle municipalità del filosofo statunitense Murray Bookchin.
Il confederalismo democratico ha preso vita in Rojava, attraverso l’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (Daanes) e a Shengal, in Iraq, e l’attacco di Damasco degli scorsi giorni alla Daanes, ha detto Olivieri, è il segnale della volontà di smantellare quell’esperienza che è invisa tanto al nuovo presidente siriano, con un curriculum da jihadista, quanto al suo maggior sponsor, ossia il governo turco. Entrambi puntano ad avere una Siria organizzata come stato fortemente centralizzato, con il benestare degli Stati Uniti e dell’Europa.
Carla Gagliardini ha ripreso il discorso del confederalismo democratico per raccontare la storia del popolo ezida, di cui parla il suo libro. Gli ezidi sono stati vittime di un genocidio nel 2014. E’ stato l’Isis a commetterlo sia perché interessato alla posizione strategica delle loro terre, funzionale per l’espansione e l’amministrazione dello Stato Islamico, sia perché questo popolo è considerato adoratore del Diavolo in quanto venera l’Angelo Pavone, rappresentativo per cristiani e mussulmani, a maggior ragione per l’Isis, di Satana.
Nel racconto del genocidio sono emersi i momenti drammatici che hanno attraversato la vita di uomini, donne e bambini. Tutti sono andati incontro a un destino terribile perché gli uomini e le donne più anziane sono stati uccisi, le altre donne con le bambine sono state rapite e vendute come schiave e i bambini sono stati costretti a diventare dei soldati del Califfato.
Nonostante la brutalità di quello che stava accadendo, gli ezidi hanno reagito e si sono uniti alla Coalizione internazionale anti-Isis fondando le loro unità di resistenza, le Ybs. Da questa tragedia ha preso vita la rivoluzione delle donne ezide che nella primavera del 2015 hanno fondato le Yjs e hanno combattuto anche loro per la liberazione di Shengal.
Gagliardini ha proseguito raccontando come l’aggressione dell’Isis abbia trasformato la società ezida, nota per essere molto tradizionale e chiusa. La riflessione nata nei giorni della lotta all’Isis si è concretizzata con la nascita, anche a Shengal come in Rojava, del confederalismo democratico e le donne, come quelle curde del Rojava, sono ormai in prima linea nella realizzazione del modello di società che le loro comunità hanno in mente, basato su tre principi: democrazia dal basso, liberazione della donna e ecologia.
Alla fine il pubblico, alla luce dell’instabilità e dei conflitti in Medio Oriente nonché delle tensioni e del confronto armato in pieno svolgimento proprio nella Siria nord-orientale, ha voluto approfondire alcuni temi rivolgendo domande sull’attualità della situazione sia in Rojava (dove dal 2 febbraio sarà in vigore un accordo per fermare il conflitto, ndr) sia a Shengal.

+ There are no comments
Add yours