Non ha importanza se quei film oggi non sembrano più così sconvolgenti, ormai siamo abituati a tutto, sessant’anni di sperimentazioni non sono passati invano, siamo figli di un nuovo sguardo sulle cose, di un linguaggio che è cambiato mentre noi crescevamo. Forse quei film non ci attraggono neanche, ma di fronte all’ultimo lavoro del regista americano Richard Linklater, “Nouvelle Vague”, rimaniamo affascinati nel vedere sullo schermo la genesi di quello sguardo, di quel nuovo linguaggio nato per l’intuizione e caparbia volontà di un giovane parigino di nome Jean Luc Godard.
La rivoluzione del cinema francese prese l’avvio con lui, con il gruppo di giovani scrittori dei “Cahiers du cinema” di cui faceva parte. L’avventura che diede vita al suo primo lungometraggio, “Fino all’ultimo respiro”, è proposta oggi da Linklater, un tuffo nella Parigi in bianco di nero di fine anni ‘50, con il fumo delle sigarette perennemente accese e la voglia di sperimentare cose nuove.
I critici sostengono che il film di Godard abbia cambiato per sempre la storia del cinema. Noi comuni spettatori lo scopriamo attraverso il lavoro di Linklater che ci mostra come e quando questo è avvenuto, ricostruendo meticolosamente atmosfere e luoghi di quel momento storico. Non tutti saranno in grado di riconoscere i molti personaggi che sfilano sullo schermo nonostante i sottotitoli che ne ricordano i nomi, sono volti noti ai cinefili più accaniti o a chi ha vissuto e ricorda quell’epoca. Per i più famosi, come Belmondo, Truffaut, Juliette Greco, Rossellini, tanto per citarne alcuni, sarà però facile notare la straordinaria somiglianza fisica degli attori che li interpretano. Il regista ha fatto ricorso, ove possibile, alla massima aderenza al vero e ha curato in modo maniacale anche la ricostruzione di inquadrature passate alla storia. Provare per credere: certe scene sono una riproduzione fedele degli spezzoni più famosi del film “Fino all’ultimo respiro” che si possono trovare anche su internet.
L’omaggio al cinema di Linklater inserisce quelle scene in una narrazione allargata al mondo che stava fuori dal set, il regista immagina dinamiche e dialoghi fra i protagonisti di allora, gli interni in cui si muovevano, le strade, l’altalenante processo creativo di un giovane e arrogante sperimentatore alle prese con la sua opera prima.
Ma se Godard rifuggiva da ogni finzione e cercava la spontaneità e la casualità del reale per inventare un modo nuovo di far cinema, Linklater ha fatto ricorso a ogni sorta di manipolazione artistica per regalarci la fotografia di quel tempo, per farci vivere da dentro il momento esatto in cui il cinema stava per cambiare. Il suo “Nouvelle vague” è un film che scorre leggero, è un atto d’amore verso il cinema e per molti spettatori un’occasione per scoprire il genio creativo di un regista controverso come Jean Luc Godard, che della Nouvelle Vague è stato figura di primo piano.
VISTI O RIVISTI PER VOI. “NOUVELLE VAGUE”, dentro il cinema che sta per cambiare
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