di Massimo Iaretti
1) Quali sono le ragioni per votare Sì?
Le ragioni per votare Sì sono innanzitutto legate al rafforzamento della fiducia dei cittadini nella giustizia e alla piena attuazione dei principi del giusto processo previsti dalla Costituzione.
La riforma introduce una separazione più chiara tra la funzione giudicante e quella requirente, rafforzando il principio della terzietà del giudice. Nel processo penale, infatti, giudice, accusa e difesa devono trovarsi su un piano di effettiva parità.
Questo principio è sancito dall’articolo 111 della Costituzione, che prevede un processo fondato sul contraddittorio tra le parti davanti a un giudice terzo e imparziale.
Oggi in Italia giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e allo stesso sistema di carriera. Possono persino cambiare funzione nel corso della vita professionale. Questo crea una vicinanza istituzionale tra chi accusa e chi giudica che nella maggior parte degli ordinamenti europei non esiste.
La separazione delle carriere non rappresenta quindi una stranezza o un’anomalia. Al contrario, è un modello diffuso nelle principali democrazie occidentali, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica serve proprio a rafforzare l’imparzialità del giudice.
La riforma interviene inoltre sul sistema di autogoverno della magistratura, che negli ultimi anni ha mostrato criticità evidenti. Le vicende emerse con il cosiddetto caso Palamara hanno reso pubblici meccanismi di gestione delle nomine e degli incarichi direttivi spesso legati agli equilibri tra correnti interne piuttosto che esclusivamente al merito professionale.
Si tratta quindi di una riforma che mira a rafforzare la credibilità e l’imparzialità del sistema giudiziario, nell’interesse non della politica ma dei cittadini.
2) Quali sono invece le ragioni di chi vota No?
Chi sostiene il No teme che questa riforma possa indebolire l’indipendenza della magistratura o creare le condizioni per un futuro controllo politico del pubblico ministero.
Si tratta di preoccupazioni che fanno parte del dibattito pubblico e che meritano rispetto e attenzione. Tuttavia, a mio avviso, queste preoccupazioni non trovano riscontro nel testo della riforma.
Il principio di autonomia e indipendenza della magistratura rimane infatti pienamente garantito dall’articolo 104 della Costituzione, che stabilisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Questo principio non viene modificato dalla riforma.
Allo stesso modo resta invariato l’articolo 109 della Costituzione, secondo cui l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Questo significa che il pubblico ministero continuerà a dirigere le indagini e che il governo non potrà interferire nell’esercizio dell’azione penale.
Molte delle preoccupazioni che circolano nel dibattito pubblico derivano quindi più da interpretazioni politiche o da timori prospettici che dal contenuto effettivo della riforma.
Il referendum rappresenta dunque soprattutto una scelta su come migliorare l’equilibrio del sistema giudiziario, non uno scontro tra chi difende o chi vuole limitare l’indipendenza della magistratura.
3) Il comitato che lei rappresenta è indipendente. In cosa si distingue dagli altri?
Il Comitato dei Cittadini Indipendenti per il Sì nasce con una caratteristica molto precisa: non è espressione di un partito politico, ma di cittadini, professionisti e operatori del diritto che ritengono necessario aprire un confronto serio sulla riforma della giustizia.
Il nostro obiettivo è contribuire a un dibattito pubblico informato, basato sui contenuti e non sulle appartenenze politiche.
In questi mesi abbiamo visto circolare molte semplificazioni e, talvolta, vere e proprie informazioni distorte sul contenuto della riforma. Per questo motivo riteniamo importante spiegare ai cittadini cosa prevede realmente il testo e quali effetti può avere sul funzionamento della giustizia.
Il nostro approccio è semplice: discutere nel merito, senza trasformare il tema della giustizia in uno scontro ideologico.
4) Quali iniziative avete in programma?
Stiamo promuovendo diversi momenti di confronto pubblico per spiegare ai cittadini i contenuti della riforma e favorire un dibattito serio e informato.
Un appuntamento particolarmente significativo sarà l’incontro pubblico in programma domenica 15 marzo a Novara, presso l’Auditorium della Parrocchia del Sacro Cuore, dedicato al confronto sul referendum costituzionale sulla giustizia.
Si tratterà di un dibattito aperto e pluralista, con la presenza di relatori che sostengono posizioni diverse, proprio per consentire ai cittadini di ascoltare argomentazioni e punti di vista differenti.
Per il Sì interverranno l’Avv. Roberto Cota, già Presidente della Regione Piemonte, e l’Avv. Alessio Cerniglia, Presidente del Comitato dei Cittadini Indipendenti per il Sì. Parteciperò all’evento come relatore e coordinatore per la Valle d’Aosta del Comitato dei Cittadini Indipendenti per il Sì.
Per il No parteciperanno il Consigliere regionale del Piemonte Domenico Rossi e il dott. Edoardo Barelli Innocenti, già Presidente della Corte d’Appello di Torino.
Il confronto sarà moderato dalla giornalista Serena Fiocchi e sarà preceduto dagli interventi istituzionali della Vicepresidente del Comitato Erika Nieddu e del parroco don Tiziano Righetto.
Crediamo molto in questo tipo di iniziative, perché il referendum rappresenta uno strumento fondamentale di partecipazione democratica e merita un confronto pubblico serio, basato sui contenuti e non sugli slogan.
Accanto a questi incontri continueremo a promuovere attività di informazione e divulgazione, anche attraverso video e interventi pubblici, per aiutare i cittadini a comprendere meglio i contenuti della riforma e il significato del voto referendario.
5) Dopo la consultazione referendaria, al di là dell’esito, continuerete la vostra attività?
Il referendum rappresenta certamente un momento importante, ma il tema della giustizia non si esaurisce con una singola consultazione.
La qualità della giustizia dipende da molte scelte legislative e organizzative che si sviluppano nel tempo. Per questo motivo valuteremo, anche alla luce dello statuto del comitato, se proseguire l’attività come cittadini indipendenti impegnati nel promuovere e sostenere riforme e iniziative che possano migliorare il funzionamento del sistema giudiziario.
L’obiettivo resta quello di contribuire alla costruzione di una giustizia più efficiente, equilibrata e vicina ai cittadini.
6) Da avvocato ritiene che questa riforma sia risolutiva per i problemi della giustizia?
Le riforme costituzionali hanno una funzione soprattutto strutturale. Servono a definire l’architettura e gli equilibri fondamentali tra gli organi dello Stato.
Da questo punto di vista la riforma è importante perché interviene su alcuni nodi strutturali del sistema giudiziario, come l’organizzazione dell’autogoverno della magistratura e il rapporto tra le diverse funzioni nel processo.
Naturalmente i problemi della giustizia non si esauriscono qui. Sarà sempre necessario intervenire anche con leggi ordinarie e con riforme organizzative per migliorare i tempi dei processi, l’efficienza degli uffici e la qualità del servizio giustizia.
Ma partire da una struttura istituzionale più chiara, più equilibrata e più trasparente rappresenta un passaggio fondamentale per affrontare in modo serio e duraturo tutte le altre questioni.
Perché la giustizia non deve essere solo indipendente.
Deve anche apparire tale agli occhi dei cittadini.


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