Atlante Dantesco, la nuova opera di Gianluca Barbera con riferimenti al Piemonte e dintorni

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di Guido Michelone

Il grande romanziere senese Gianluca barbera ha di recente pubblicato un libro particolare, Atlante dantesco, che analizza i luoghi fisici e immaginari sia della Divina Commedia sia dei posti visitati da Dante Alighieri medesimo; benché toscano e poi esule in Veneto e in Romagna, il divin Poeta non mancò di visitare zone come la Liguria e il Piemonte di cui susstono numerosi accenni in tutta la sua opera.

Abbiamo perciò chiesto all’Autore, Gianluca Barbera, di parlarci del perché di questo libro nell’anno dantesco, in cui sono usciti tonnellate di volume sull’argomento, benché proprio il suo risulti forse il più originale.

Alla domanda iniziale, su com’è stato descrivere l’Alighieri mediante i luoghi fisici della sua sofferta esistenza, Barbera dice che: “Fin da ragazzo sapevo che l’avrei fatto, che avrei raccontato di Dante e Beatrice, di Dante e Guido Cavalcanti, che avrei rivissuto e rielaborato nella mia mente la “Divina commedia”, un’opera infinita, intramontabile, che contiene il mondo intero: “non c’è cosa sulla terra che non sia anche lì. Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà. La storia del passato e quella del futuro, le cose che ho avuto e quelle che avrò”. Sono parole di Borges, grande appassionato di Dante. Insomma, la Commedia come ‘opera totale’.

Quanto a Dante, schiere di scrittori, intellettuali e lettori di ogni epoca sono stati conquistati dall’opera e dalla sua figura. In ogni parte del mondo, vi sono persone che si sono accostate all’italiano solo per poter leggere il poema dantesco in lingua originale. E c’è chi non smette di leggerlo e rileggerlo, sapendo che continuerà a trovarvi cose nuove. Perché la Commedia è davvero un’opera infinita, che ogni generazione di lettori rende più ricca”.

Vogliamo ora capire da Barbera se vi sia qualcosa di nuovo che ha scoperto su un autore (Dante), di cui sembra essere detto quasi tutto: “Dopo la Bibbia e Shakespeare – risponde il romanziere – Dante è l’autore più citato di tutti i tempi. E senza dubbio è ancora oggi uno degli italiani più famosi nel mondo. È ormai un’icona globale, per certi versi un’icona pop. Ogni cosa che reca la sua impronta desta attenzione. Film, libri, musica, fumetti, pubblicità, videogiochi, abbigliamento, turismo: tutto testimonia della sua fama planetaria. Per noi italiani è più facile capire l’origine di tanta centralità: da secoli lo consideriamo il padre spirituale della lingua e della nazione italiana. Più interessante è cercare di spiegare la ragione di tanto apprezzamento nel mondo. Innanzitutto, la grandezza della “Divina commedia”.

E poi c’è da considerare che Dante è stato non solo un grande poeta, ma anche un uomo di insuperabile dirittura morale (malgrado le ingiuste accuse che gli furono rivolte)”.
Dante come un esempio per gli uomini del suo tempo e per quelli di oggi è un fatto innegabile:“ La sua statura morale – prosegue Barbera – non è secondaria. Il suo prodigarsi per il bene comune, sempre con grande senso di responsabilità. Insomma, un uomo di impegno totale, la cui instancabile ricerca della verità ha toccato molti ambiti. Un punto di riferimento sicuro in un’epoca di confusione generale come la nostra, anche sul piano dei valori. Dante non è attuale perché dice cose che valgono ancora oggi, ma perché si è spinto avanti, e già ci attende nel futuro. La sua arte contiene, per dirne una, tutti i caratteri indicati da Italo Calvino in “Lezioni americane” come fondamentali “per una letteratura del nuovo millennio”. Nel mio libro credo di essere riuscito a riportare alla luce la sua dimensione umana”.
Un invito dunque a leggere Atlante dantesco non solo per scoprire i luoghi di Piemonte e Liguria frequentati dal massimo letterato italiano, ma anche per riconoscere tanto l’attualità quanto l’attualità di un poeta e politico, come la Nazione non ha mai più avuto se si sommato le due cose assieme.

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